Piccoli prestiti: sono più convenienti sul web?

Come è noto, nel corso degli ultimi anni il credito online è andato sempre più affermandosi anche nel nostro Paese, vincendo la diffidenza di un gran numero di consumatori che non si fidano delle attività finanziarie portate avanti in maniera innovativa, temendo truffe e pirateria informatica. Una diffidenza che si è andata diradando nel corso degli ultimi mesi, grazie in particolare ai vantaggi che questa modalità di credito è in grado di assicurare agli utenti. Il primo dei quali consiste proprio nella rapidità delle procedure: basta infatti collegarsi al sito delle società che erogano prestiti sul web per avviare un iter in grado di esaurirsi nell’arco di un paio di giornate lavorative. Una bella differenza rispetto alla trafila cui sono costretti coloro che decidono di recarsi in una filiale fisica, ove sono costretti a sottomettersi ad una serie

I prestiti senza busta paga di Poste Italiane

I prestiti senza busta paga sono una tipologia di finanziamento sempre più diffusa. Ad aumentarne la diffusione è proprio la presenza di un numero sempre più largo di consumatori che non possono appoggiarsi ad uno stipendio regolare per un piano di rientro. Persone che magari hanno entrate anche di una certa consistenza, ma non un contratto di lavoro vero e proprio, oppure passano da un lavoro all’altro per brevi periodi. Si tratta di tipologie di lavoratori che sono la naturale conseguenza della vera e propria frantumazione del lavoro avvenuta nel nostro Paese dopo l’introduzione di una flessibilità sempre più spinta, che pongono problemi anche al sistema creditizio. Il quale ha dovuto infine prendere atto della situazione e allargare le maglie del credito anche a questi soggetti, per non sbarrare le porte a milioni e milioni di possibili utenti.

Anche il mancato pagamento della bolletta telefonica può portarci nell’elenco dei cattivi pagatori

In Italia i diritti dei consumatori sono sempre stati considerati un optional dalle grandi imprese. Basterebbe dare un’occhiata alla lista di infrazioni sanzionate dalle authority di settore per capire come troppe aziende siano abituate a non tenere nel debito conto il parere degli utenti quando va a confliggere con il proprio interesse.

Un disinteresse dimostrato dalla faccenda relativa alla possibilità concessa alle società di TLC di iscrivere nella blacklist dei cattivi pagatori gli utenti che per qualche motivo non abbiano provveduto a saldare le loro bollette. Una decisione che ha scatenato le recriminazioni delle associazioni che difendono i diritti dei consumatori, oltre a rendere sempre più evidente come degli stessi, in fondo, alla politica importi molto poco, in quanto dalle stesse aziende trae spesso il proprio sostentamento sotto forma di generosi contributi.

 

I prestiti per cattivi pagatori

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Dilaga il precariato in Italia

In Italia il precariato è ormai un vero e proprio paradigma per il mondo del lavoro. Se la riforma Treu aveva cercato a suo tempo di introdurre la flessibilità nel nostro Paese, con lo scopo dichiarato di togliere una serie di vincoli che ingessavano il mercato del lavoro, le riforme successive firmate sia dai governi di centrodestra che di centrosinistra hanno reso sempre più precaria la situazione di milioni di lavoratori, con esiti sociali disastrosi e praticamente nessun vero giovamento per quanto riguarda le statistiche relative all’occupazione. Sulla situazione ha poi provato ad intervenire Luigi Di Maio, con il suo Decreto Dignità, il quale ha provato a porre un argine ad un malcostume sempre più diffuso e aggravato dall’eliminazione dell’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori che ha fatto seguito all’approvazione del Jobs Act, la riforma del